"Papà, quanto manca a Natale?"
Da giorni ormai la domanda ricorre.
È attesa fervente di qualcosa di grande,
è allegra emozione per qualcosa che viene.
Natale è bambino, Natale è un Bambino,
fanciulla speranza di ogni cristiano,
momento speciale di ogni famiglia.
Lui ti sa immergere in sfumature di gioia,
tra alberi accesi, dietro vetri appannati.
Ti porta l’abbraccio della persona più cara
o l’amaro rimpianto di un affetto mancato.
Natale acuisce il sentimento interiore,
in questo periodo di preciso bilancio,
che segna l’utile o il disavanzo,
di nostri amori e familiari affetti.
Forse Natale non viene per tutti:
per chi vive da solo la sua sofferenza,
per chi si accontenta di qualche scarto d’amore
e sa che una festa non cancella gli errori.
Inizia l’inverno e il freddo ti prende,
avverti il bisogno di un calore più grande.
Ci si stringe vicini in auguri e parole
che colano calde nei buchi del cuore.
Brevi racconti familiari, pensieri, frasi e parole in ricerca
di senso, fede e serenità.
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SENTIRSI ATTESI (in famiglia) - testi di Daniele Carraro
È bello sapere di essere attesi da qualcuno.
Mi capita quando sono lontano per un viaggio o al ritorno da una gita in montagna. Mi succede ogni sera mentre rientro dal lavoro e immagino mia moglie che guarda l’orologio e sa del mio arrivo. Penso al suo sguardo, al suo sorriso, alle sue parole in attesa di essere dette. Immagino i figli con il loro solito brio che mi salutano, mi abbracciano o mi saltano in braccio. Persino il cane, dico, mi verrà incontro strusciandosi sulle mie gambe e agitando la coda.
In realtà, nove volte su dieci, appena entro in casa sento le urla di due che litigano, le proteste e i lamenti del terzo con la madre, il pianto del quarto che esige continuamente qualcosa. Vedo lo sguardo compunto di mia moglie, stanca e con i nervi a pezzi. E, infine, comincio a gridare anch’io, per imporre una pace costretta, per riportare ordine e regole – ma non è così facile. Ciò che si avvera di frequente, invece, è l’ultima parte: quella del cane! Lui mi viene incontro per primo, col suo sguardo mesto, il muso lungo e le orecchie basse. Alza gli occhi verso di me come a dirmi: «Che famiglia di matti!»
Mi capita quando sono lontano per un viaggio o al ritorno da una gita in montagna. Mi succede ogni sera mentre rientro dal lavoro e immagino mia moglie che guarda l’orologio e sa del mio arrivo. Penso al suo sguardo, al suo sorriso, alle sue parole in attesa di essere dette. Immagino i figli con il loro solito brio che mi salutano, mi abbracciano o mi saltano in braccio. Persino il cane, dico, mi verrà incontro strusciandosi sulle mie gambe e agitando la coda.
In realtà, nove volte su dieci, appena entro in casa sento le urla di due che litigano, le proteste e i lamenti del terzo con la madre, il pianto del quarto che esige continuamente qualcosa. Vedo lo sguardo compunto di mia moglie, stanca e con i nervi a pezzi. E, infine, comincio a gridare anch’io, per imporre una pace costretta, per riportare ordine e regole – ma non è così facile. Ciò che si avvera di frequente, invece, è l’ultima parte: quella del cane! Lui mi viene incontro per primo, col suo sguardo mesto, il muso lungo e le orecchie basse. Alza gli occhi verso di me come a dirmi: «Che famiglia di matti!»
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