SENTIRSI ATTESI (in famiglia) - testi di Daniele Carraro

riflessioni sulla vita, coppia e Dio È bello sapere di essere attesi da qualcuno.
Mi capita quando sono lontano per un viaggio o al ritorno da una gita in montagna. Mi succede ogni sera mentre rientro dal lavoro e immagino mia moglie che guarda l’orologio e sa del mio arrivo. Penso al suo sguardo, al suo sorriso, alle sue parole in attesa di essere dette. Immagino i figli con il loro solito brio che mi salutano, mi abbracciano o mi saltano in braccio. Persino il cane, dico, mi verrà incontro strusciandosi sulle mie gambe e agitando la coda.
In realtà, nove volte su dieci, appena entro in casa sento le urla di due che litigano, le proteste e i lamenti del terzo con la madre, il pianto del quarto che esige continuamente qualcosa. Vedo lo sguardo compunto di mia moglie, stanca e con i nervi a pezzi. E, infine, comincio a gridare anch’io, per imporre una pace costretta, per riportare ordine e regole – ma non è così facile. Ciò che si avvera di frequente, invece, è l’ultima parte: quella del cane! Lui mi viene incontro per primo, col suo sguardo mesto, il muso lungo e le orecchie basse. Alza gli occhi verso di me come a dirmi: «Che famiglia di matti!»


Eppure so di essere fortunato e, in qualche modo, atteso. Nonostante gli effetti collaterali ho una casa piena, una famiglia vera. Ho qualcuno che mi aspetta.
Non posso lasciarmi scappare distratto questi brevi attimi di felicità che precedono e valorizzano il mio arrivo. Devo gustarli, trattenerli, ascoltarli, magari canticchiando allegramente in auto la mia fortuna e il privilegio di essere atteso. È uno dei tanti doni che la famiglia sa offrire. Una semplice, dolce sensazione tra le tante che ricevo ogni giorno da chi mi ama.
L’attesa unita all’amore riempie di significato la vita di ognuno. È anche questo il senso del nostro esistere: la speranza di essere attesi, la consolazione di ritrovare qualcuno.
In fondo, la nostra vita è un continuo incontro, valorizzato e dilatato da un trepidante avvento. È proprio così che il Dio cristiano vuole incontrare l’uomo: nel reciproco desiderio di ritrovarsi, nella speranza di un altro sguardo ancora, aspettando dall’eternità quell’intenso e ripetuto incontro d’amore.

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