IL CIELO E LO SGUARDO - testi di Daniele Carraro

Certi giorni il clima a casa diventa burrascoso. Nuvoloni d'ira si alzano in cielo su fastidiosi atteggiamenti ripetuti. Soffiano rigidi venti d'imposizioni sui figli. Rimbombano tuoni di fragorose proteste. Poi, fitte grandinate di parole ghiacciate vanificano il paziente lavoro educativo, rovinando i germogli di relazione genitori-figli, fino a guastare la serenità tra moglie e marito.
È normale, succede in natura e in famiglia. Ciò che mi preoccupa, invece, è il perdurare del maltempo, magari nei cambi di stagione.
In certi momenti è meglio volgere lo sguardo al cielo, scrutarlo, studiarlo e correre in fretta ai ripari, sapendo che ognuno di noi è anche il cielo degli altri.
Ecco i due elementi essenziali. Cielo e sguardo: si fondono, quasi legati dallo stesso destino. Si penetrano entrambi nell'inconscio potere di cambiare gli eventi.
Guardo mia moglie. Osservo i miei figli. Uno ad uno. Non avevo mai pensato a come li guardo. Eppure il loro cielo, per quanto profondo, subisce il mio sguardo. Tutti loro ne sono immersi: lo vivono, lo percepiscono, giorno dopo giorno ne vengono trasformati. È reciproco.
In mia presenza, ogni loro azione e reazione, gesto o parola, è soggetta al mio sguardo che, inesorabile, scolpisce e giudica, premia o condanna, spesso inconsapevole del suo effetto. Conoscevo da anni il famoso e studiato effetto Pigmalione, per cui ogni persona migliora o peggiora in relazione alla buona o cattiva considerazione che gli altri hanno di lui, ma distratto non mi accorgevo dei vari ruoli che stavano assumendo i miei figli per il diverso modo in cui si sentivano guardati. Il mio carattere e la mia specifica sensibilità, mi fanno spesso reagire impulsivamente e in maniera disuguale ai vari atteggiamenti e comportamenti caratteristici di ognuno di loro. E così, pregi e limiti dei miei cari vengono da me giudicati sommariamente e si rafforzano incontrollati, favorendo un individuo, penalizzando l'altro, portando nubi e sereno, sole e grigiore nel delicato cielo familiare.
Noi tutti, con i nostri occhi, siamo scultori dell'immagine altrui e corresponsabili della bellezza di chi ci è vicino. Abbiamo l'enorme potere di uno sguardo creativo, capace di mutare e plasmare il profilo dell'uomo, di chi ci consegna fiducioso il suo cuore.
Pur consapevole di ciò, mi è difficile cambiare, reagire in modo adulto e positivo e, ancor di più, guardare benevolo i miei cari, soprattutto quando certe loro azioni e atteggiamenti graffiano fastidiosi la mia sensibilità. Allora mi scoraggio per non essere all'altezza, qualche volta mi arrendo, altre volte mi arrabbio, con il mondo intero e con me stesso. Poi ci riprovo. È un processo inarrestabile, in cui sono necessari lo sguardo nitido di un osservatore esterno e l'umiltà di mettersi in discussione, accettando la possibilità di aver sempre visto sbagliato.
Cambiare lo sguardo verso un figlio o un coniuge significa vederlo davvero migliore. È arduo, sconvolgente e talvolta doloroso, ma può trasformargli la vita e far tornare il bel tempo.
Persone smarrite sono state salvate da uno sguardo d'amore. Così, agisce Dio. Uomini miseri sono divenuti santi, perché plasmati dallo sguardo di Dio. Hanno percepito la fiducia di Qualcuno che continuava fermo a credere in loro. Un Occhio creatore, dolce e indulgente, in grado di convertire il cuore e far raggiungere la pienezza umana, diritto e meta di ogni persona.
Uomini veri, perché guardati da Dio. Figli felici, con lo sguardo rivolto al Cielo.
E io, come guardo i miei cari?

1 commento:

  1. Ci vuole una grande umiltà per potersi guardare dentro e modificare il nostro atteggiamento.Il nostro orgoglio modifica la realtà a nostro favore, pensiamo così che solo noi diciamo o facciamo la cosa giusta. A volte è veramente la cosa giusta, ma dobbiamo dare agli altri la possibilità di sbagliare. Come continuo a sbagliare io un miliardo di volte.
    Ciao e grazie Daniele

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