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UN VIAGGIO NELLE SENSAZIONI

Le sensazioni che brulicano dentro me sono tante e con sfumature diverse, fanno nascere un mondo interiore nascosto, un labirinto misterioso da esplorare con la torcia in mano in un sotterraneo controllato dai servizi segreti dell’animo...

SERENI O FAMOSI?



"Papà guarda, la nostra foto è in quel libro. Allora siamo famosi!"
"Beh, spero proprio di no."
Semplicemente vivere,... è la missione prima della nostra vita...

SINCERITA', FINO IN FONDO

Ci vuole umiltà e sincerità per vivere un'avventura in due.

È umile chi sa dire con lealtà tutto ciò che prova dentro, quello che di solito si nasconde per paura o per vergogna.
È sincero chi scruta se stesso rivelando al compagno il vero perché dei propri gesti e parole.
È bravo, poi, chi impara ad ascoltare paziente, senza sentirsi in colpa di ciò che l'altro prova, rinunciando a ferire o a giudicare i sentimenti altrui.

Leggi il testo completo con un click qui sotto...

SERENITA' IN FAMIGLIA: QUESTIONE DI ASPETTATIVE

Giorni strani, questi. Non ci sono abituato. Ma domani probabilmente cambierà e, purtroppo, ritornerà tutto come prima.
Da qualche tempo in famiglia, le cose sembrano andare magicamente per il verso giusto: con i figli i rapporti sono affettuosi e rispettosi; c'è intesa fra me e mia moglie, attenzione reciproca e gesti gentili. I piccoli screzi sono superati con l'uso del dialogo, del rispetto e persino della cortesia. A dire il vero, a casa mia, questi momenti sono piuttosto rari. Si abbassano difese e ci si abbandona l'uno all'altro, fidandosi a vicenda. Cosa succede? A quale arcano incantesimo siamo stati sottoposti?

Un fuoco, la famiglia... e lo Spirito Santo (pensieri sulla fede, frasi sulla vita)

L’alto mucchio di legna scoppietta,
lanciando stelle alle stelle...
Chiacchiere allegre si scaldano al fuoco.
Frasi e strilli come faville si rincorrono.
E tutto sembra più chiaro,
con l’aiuto del fuoco,
persino i pensieri.     (...leggi l'articolo completo)

NATALE E' BAMBINO (frasi e riflessioni sul significato del Natale e sulla vita)

"Papà, quanto manca a Natale?"
Da giorni ormai la domanda ricorre. 

È attesa fervente di qualcosa di grande, 
è allegra emozione per qualcosa che viene.
Natale è bambino, Natale è un Bambino,

fanciulla speranza di ogni cristiano, 
momento speciale di ogni famiglia.
Lui ti sa immergere in sfumature di gioia, 

tra alberi accesi, dietro vetri appannati. 
Ti porta l’abbraccio della persona più cara 
o l’amaro rimpianto di un affetto mancato.
Natale acuisce il sentimento interiore, 

in questo periodo di preciso bilancio, 
che segna l’utile o il disavanzo,
di nostri amori e familiari affetti. 
Forse Natale non viene per tutti: 
per chi vive da solo la sua sofferenza, 
per chi si accontenta di qualche scarto d’amore 
e sa che una festa non cancella gli errori.
Inizia l’inverno e il freddo ti prende, 

avverti il bisogno di un calore più grande. 
Ci si stringe vicini in auguri e parole 
che colano calde nei buchi del cuore.

UN AMORE VOLATO IN CIELO (oltre la morte)

E’ verde la terra
del nostro piccolo mondo
quando è bagnata
da un affetto profondo

Vi affondano golose
le radici del cuore,
si disseta la vita
con l’acqua dell’amore.

Fioriscono i sogni,
profuma il sorriso,
l’affetto reciproco
crea il Paradiso.

Ma la natura è cinica

Piccole scelte di felicità


...quanto poco tempo viene dedicato alle relazioni importanti, quelle capaci davvero di nutrire lo spirito. Quanti impegni sterili, invece! Ore preziose sprecate, in cui le persone s’incrociano, si sfiorano ma non s’incontrano. Quanto duro lavoro per affermare se stessi, modellare il proprio fisico, curare cose inutili, lucidare, strofinare, abbellire, invidiare, competere, in una crescente e ansiosa nevrosi che a fine giornata lascia demoralizzati e vuoti. È come se Cenerentola si preparasse tutta la notte per l’incontro che cambierà la sua vita, ma troppo indaffarata a farsi bella, si ritrovasse ancora lì al mattino, sola davanti allo specchio. 
Continua a leggere in Pensierini... in famiglia

ALLA RICERCA DELLA FELICITA'

Sorrido, guardando i miei bambini che adesso dormono. Ormai è notte. È silenzio.
Stanchi, finalmente, ci mettiamo a letto. Mia moglie mi è vicina. Socchiudo gli occhi gustando la sensazione di tranquillità che mi dona la sua presenza, la certezza del suo affetto, la consolazione di una famiglia di cui mi sento parte.
Una delicata serenità sembra posarsi fragile su di me. Chissà, forse anche questa è felicità.


Molte volte ne ho immaginato i tratti, ne ho accarezzato il desiderio e, come ogni altro uomo, mi sono messo in sua compulsa ricerca.
La felicità è un sogno antico, un premio ambito, un’idea seducente. Corteggiata, lodata, difesa, pretesa, è stata più volte identificata in cose ideali o materiali, in tanti valori, diversi per ogni individuo, differenti in ogni tempo.
La vita è un’alternanza caotica tra gioia e sofferenza, serenità e sconforto, nascita e morte, allegri sorrisi e pianto disperato.
Vivere significa percorrere proprio quei sentieri obbligati, senza perdersi d’animo, con incessante e tenace speranza, piangendo quando necessario, ma anche afferrando e gustando, con coscienza, quei momenti felici che accarezzano delicatamente il tempo di ognuno.
La felicità qualche volta ci attraversa la strada, ne vediamo i segni, ma indecisi la lasciamo passare, sopraffatti dai nostri timori, dai nostri “se” o dai nostri “chissà cosa potrebbe succedere”, lasciandoci solo il sapore di un vigliacco rimpianto: sfuggono in tal modo amori e si perdono irripetibili occasioni.
Il più delle volte ci è seduta a fianco, velata di una bellezza semplice, con l’aspetto di una persona vicina, ma senza riconoscerla ci ostiniamo a guardare oltre, a desiderare altro.
La felicità è come un delicato fiore che sboccia solo nel terreno fertile della relazione, bagnato dall’empatia dei cuori, seccato dall’aridità della solitudine. Io credo non esista una felicità isolata.
L’uomo da sempre ne ha scrutato il volto per carpirne il segreto…

Le mie riflessioni continuano nel libro "Pensierini... in famiglia" in cui formulo qualche probabile e personale risposta. Ma la verità - come pure la felicità - non si trova mai da soli, va cercata insieme. Ho bisogno del tuo pensiero, di qualche semplice parola, per continuare a cercare, per continuare a scrivere.
Dove si può nascondere un pizzico di felicità? Dove si può trovare un riflesso di serenità?
Aggiungi un commento. Il prossimo libro, spero, sarà fatto anche di te.

SENTIRSI ATTESI (in famiglia) - testi di Daniele Carraro

È bello sapere di essere attesi da qualcuno.
Mi capita quando sono lontano per un viaggio o al ritorno da una gita in montagna. Mi succede ogni sera mentre rientro dal lavoro e immagino mia moglie che guarda l’orologio e sa del mio arrivo. Penso al suo sguardo, al suo sorriso, alle sue parole in attesa di essere dette. Immagino i figli con il loro solito brio che mi salutano, mi abbracciano o mi saltano in braccio. Persino il cane, dico, mi verrà incontro strusciandosi sulle mie gambe e agitando la coda.
In realtà, nove volte su dieci, appena entro in casa sento le urla di due che litigano, le proteste e i lamenti del terzo con la madre, il pianto del quarto che esige continuamente qualcosa. Vedo lo sguardo compunto di mia moglie, stanca e con i nervi a pezzi. E, infine, comincio a gridare anch’io, per imporre una pace costretta, per riportare ordine e regole – ma non è così facile. Ciò che si avvera di frequente, invece, è l’ultima parte: quella del cane! Lui mi viene incontro per primo, col suo sguardo mesto, il muso lungo e le orecchie basse. Alza gli occhi verso di me come a dirmi: «Che famiglia di matti!»

QUANDO È IN GIOCO IL FUTURO

Mi saluta ogni volta con quel suo sorriso sincero e gentile che, come gradito contagio, passa di bocca in bocca mettendo buon umore. La conosco ormai da qualche anno. È poco più che ventenne, ma ha modi educati e atteggiamenti discreti che si direbbero di altri tempi. Sogna una bella famiglia e desidera una casa tutta sua. Vive con entusiasmo il presente immaginando il futuro. È innamorata e ricambiata.
Con la sua naturale attenzione di sempre, mi chiede come stanno i bambini. Rispondo volentieri e poi domando di lei.
I suoi occhi però si abbassano e si fanno lucidi, la voce inciampa nella gola: «Non ci vado più da quel medico. Mi ha detto cose troppo brutte. Mi ha parlato di una possibile malattia degenerativa senza nemmeno una diagnosi certa; di sintomi invalidanti senza il conforto di una cura definitiva.»
Anche i miei occhi si abbassano abbattuti da quelle poche parole. Fissano a terra il suo futuro e i suoi progetti che sembrano contrarsi, schiacciati da un’opprimente e buia angoscia, fino ad implodere in un miope presente a cui è stata tolta la possibilità di guardare lontano.
È questa la nostra unica vita, non ci è concesso il bis. Ce la giochiamo tutta qui, sperando in un po’ di fortuna. E, invece, una salute definitivamente compromessa può far crollare ogni nostra precaria speranza, il senso della vita e ogni lusinga di realizzante felicità.
Così, si guardano gli altri andare avanti nel cammino ordinario della loro vita, mentre si è avvolti da quel disperato dramma che ferma il tempo e falcia i sogni.
È possibile sorridere ancora pensando al futuro? È possibile trovare serenità in certe difficili condizioni di vita?