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PENSIERI, PAROLE E SILENZI

Ora anche il mio vivace folletto tace: dorme esausto appiccicato alla mamma. Io, invece, abbandonato al guanciale guardo: oltre la grande finestra mansardata, il profondo cielo notturno. E mi immergo pian piano in un tiepido bagno di silenzio. Mi abbaglia fra radi cirri una quieta luna tonda. Si alza a braccetto con la luminosa stella Altair. Poco più in alto la costellazione del Cigno, distesa in volo sulla nostra galassia. Anche il cielo mi sembra muto. Dal silenzio nascono parole diverse, mi visitano discrete, quasi in punta di piedi...

Piccole scelte di felicità


...quanto poco tempo viene dedicato alle relazioni importanti, quelle capaci davvero di nutrire lo spirito. Quanti impegni sterili, invece! Ore preziose sprecate, in cui le persone s’incrociano, si sfiorano ma non s’incontrano. Quanto duro lavoro per affermare se stessi, modellare il proprio fisico, curare cose inutili, lucidare, strofinare, abbellire, invidiare, competere, in una crescente e ansiosa nevrosi che a fine giornata lascia demoralizzati e vuoti. È come se Cenerentola si preparasse tutta la notte per l’incontro che cambierà la sua vita, ma troppo indaffarata a farsi bella, si ritrovasse ancora lì al mattino, sola davanti allo specchio. 
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E' QUESTO IL NOSTRO TEMPO - senso e vita


Metto i sandaletti al più piccolo mentre lui cerca ostinatamente di sfilarseli ancora. Carico in auto l’ingombrante passeggino doppio. Prendo pannolini, biberon, copertina e una bottiglietta di tè per ognuno. Sgrido i due più grandi che si rincorrono in giardino: finalmente salgono, infangando dappertutto.
«Hai preso le felpe?» «Sì, però ho dimenticato il ciuccio.»
Scendo, risalgo. Partiamo.
«Mamma, mi scappa la pipì». Smontiamo tutti di nuovo.
Spostare la famiglia solo per fare quattro passi in città è un’impresa. Lo stesso per prepararci tutti al mattino, o andare a letto alla sera, quando le energie sono già esaurite da un pezzo. Senza parlare naturalmente dei momenti di malattia e difficoltà, vere maratone di lavoro e ansietà.
Affaticato, mi chiedo se questa è vita.

FEDE E TACHIPIRINA Dio e vita

Guardando il mondo dall’alto, a notte fonda, in una qualsiasi città buia e addormentata, è possibile scoprire almeno una casa con una finestra ancora illuminata, al cui interno una mamma e/o un papà si muovono attorno ad un bimbo bisognoso di cure. Ora in penombra, due di quei genitori non sanno di essere osservati. Ma stanotte mi è possibile vedere i loro profili e movimenti, ascoltare i loro mormorii, perché uno di loro sono io e quella casa è la mia.
Capricci o voglia di biberon? Fame o male al pancino?